25 ottobre 2007


Sceneggiate Napolitane.
Napolitano, un giorno sì e l'altro pure, continua ad auspicare una tregua fra maggioranza ed opposizione, per trovare un accordo che porti ad una nuova legge elettorale ed a riforme costituzionali, che consentano un migliore funzionamento delle istituzioni. Prodi fa il controcanto mostrando meraviglia che possano esserci in Parlamento forze che non sono d'accordo con Napolitano. E' una sceneggiata disgustosa che Berlusconi, Fini e Bossi hanno bloccato evidenziando la impossibilità a trattare con una maggioranza debole, divisa ed arrogante nello stesso tempo.
Napolitano e Prodi che, presumo, non siano degli alieni venuti dallo spazio, ma che abbiano vissuto le vicende politiche italiane degli ultimi anni, forse ricorderanno che uno dei punti qualificanti del governo Berlusconi era, per l'appunto, la riforma costituzionale, che doveva portare a quei risultati oggi ritenuti indispensabili dal centrosinistra.
Così ricorderanno anche la vergognosa campagna di disinformazione fatta dal centrosinistra, allora all'opposizione, per spingere i cittadini a bocciare con il referendum la riforma costituzionale, approvata dal Parlamento e che andava a dare le risposte, che oggi ci vengono riproposte dallo stesso centrosinistra. Ricordiamo l'ineffabile Ciampi, allora presidente della repubblica, che interveniva, un giorno sì l'altro pure, come ora Napolitano ma, al contrario, per difendere lo “statu quo” costituzionale e far apparire le riforme proposte dal centrodestra come un attentato alla democrazia e alla libertà.
Tutti i santuari della Sinistra, dalla corporazione degli insegnanti a quella dei magistrati, furono mobilitati per difendere la Costituzione minacciata, così si diceva, dalle riforme del centrodestra. Ricordo un volantino distribuito dai professori agli studenti in cui, citando Piero Calamandrei, uno dei padri della nostra Costituzione, si sottolineava l'importanza dei valori e dei diritti enunciati nella prima parte della stessa, evitando di dire che quella parte non era toccata dalla riforma, che si limitava, invece, solo alla seconda parte dedicata alla forma dello Stato.
Un vero e proprio inganno subdolo e ancora più odioso perchè portato avanti, nella scuola pubblica, da chi avrebbe dovuto insegnare ai nostri ragazzi verità ed etica e invece si comportava come un politicante di terza fila.
Così avvenne che i cittadini disorientati ed impauriti, al referendum, decretarono la bocciatura della riforma del centrodestra, con grande e miope esultanza del centrosinistra.
Dov'era Napolitano? Che faceva nel suo studio di senatore a vita a palazzo Madama? Perchè non spiegava ai suoi correligionari ex PCI, allora DS, oggi PD, che la riforma serviva al Paese, prima che a Berlusconi?
No. Non ricordo nessun intervento da parte di Napolitano!
Le riforme, in Italia, si fanno solo quando lo dice la Sinistra. Anzi, solo quando la Sinistra è al governo. In caso contrario sono riforme liberticide!
Quando governa il centrosinistra tutti devono collaborare al bene del Paese, ma quando governa il centrodestra è lecito sparare a palle incatenate contro ogni riforma fatta da questo.
Caro Napolitano, mi consenta, ridia la parola al popolo sciogliendo il Parlamento e indicendo elezioni anticipate, così i riformisti del centrosinistra potranno, con la sua benedizione, collaborare con il nuovo governo di centrodestra per fare, insieme, le riforme.

12 ottobre 2007

12 Ottobre 2007

Rita Levi Montalcini. Santa subito!
Napolitano, il Presidente della Repubblica di metà del popolo italiano, ha perso un'altra occasione per stare zitto. Napolitano, l'ex gerarca del Partito Comunista Italiano, che auspicò e approvò l'intervento dei carri armati sovietici, che soffocarono nel sangue la rivolta degli Ungheresi contro il tirannico governo comunista, si permette di dare lezioni di etica democratica agli altri.

Il senatore Storace è stato pesantemente redarguito da Napolitano per aver osato ironizzare sull'aiutino dato, in una delle ultime votazioni al Senato, da Rita Levi Montalcini al moribondo governo Prodi, che se l'è cavata solo per merito di due senatori a vita, per l'appunto la Montalcini ed il cocainomane ex democristiano Colombo.
Rita Levi Montalcini, dice Napolitano nel suo intervento odierno, è una grande scienziata che con il suo premio Nobel ha dato prestigio alla Nazione, pertanto deve godere del massimo rispetto da parte di tutti. Santa subito!
Ma che vogliamo scherzare? Caro Napolitano, la Montalcini sarà pure una grande scienziata, avrà pur preso il premio Nobel, l'avrete pure fatta senatrice a vita, ma quando la Montalcini fa politica si deve prendere, quando è il caso, i vaffanculo come tutti gli altri politici.
E dico di più. Se qualcuno si deve sentire offeso da quanto accaduto, non è la senatrice ma tutti quei cittadini italiani che vedono reso inutile il loro voto democratico, per effetto del voto di senatori non eletti da loro, ma nominati da Presidenti della Repubblica di parte. Se questi senatori a vita possedessero l'etica che si ritiene debbano avere i grandi personaggi, capirebbero la necessità etica di astenersi dal votare in tutte le occasioni in cui il loro voto è determinante, appunto perchè il loro voto rappresenta solo se stessi e si trovano in quel posto solo per un grossolano errore dei costituenti. Evidentemente l'etica, loro, non sanno neanche dove sta di casa e andrebbero cacciati da lì a calci nel culo.
Un Presidente della Repubblica, degno di questo incarico e con la necessaria sensibilità democratica, si sentirebbe in dovere di fare un appello in questo senso ai senatori a vita, almeno per limitare il danno alla democrazia fino alla auspicabile prossima modifica della Costituzione.

28 luglio 2007





BRAVO FINI!

Questa volta ha colto nel segno. E' vero, il centrodestra, oggi, ha il vento in poppa ma più per demerito della sinistra che non per proprio merito. Le sconfitte elettorali devono servire per riordinare le fila, per fare una seria analisi di cosa è stato fatto bene e di cosa poteva essere fatto meglio e, quindi, mettere a punto la strategia e le linee guida del programma futuro.
E' ora di finirla di denunciare la confusione del governo Prodi, il tracollo dei suoi consensi, in contrapposizione ai sondaggi favorevoli al centrodestra: ormai la richiesta di dimissioni di Prodi fatta un giorno si e l'altro pure comunicando quanti italiani voterebbero oggi per il centrodestra è diventata una comica berlusconiana. Inutile e ridicola! I sondaggi, fatti più accuratamente, direbbero che gli italiani, oggi, voterebbero sì centrodestra, in grande maggioranza, ma solo per disperazione, senza alcun entusiasmo.
Berlusconi è stato il padre del centrodestra e sembrava volesse diventare il fondatore del partito unico del centrodestra, di un moderno partito conservatore italiano. Poi si è bloccato. Oggi non si parla neanche di federazione del centrodestra.
Quindi, bene ha fatto Fini a denunciare ,in occasione dell'Assemblea Nazionale di AN, questa assoluta mancanza di strategia politica.
Ma questa denuncia non deve essere fatta solo nell'ambito di una riunione di partito, ma deve diventare il “leit motif “di un'azione politica di Fini e Alleanza Nazionale su tutto il territorio avendo come target il popolo di centrodestra.
Fini e Alleanza Nazionale si devono prendere la leadership del centrodestra, prendendo posizioni autonome e originali su ogni problema, avendole prima discusse e adottate al loro interno.
Ricordiamoci che sono le minoranze che fanno la storia. Ma minoranze preparate e decise.
Fini prenda esempio da Sarkozy, che ha saputo differenziarsi da Chirac, avendo il coraggio delle proprie idee, anche quando queste erano in forte contrasto con il grosso personaggio politico qual'era Chirac e, anche, quando queste non erano “politicamente corrette”. E i francesi hanno premiato questo coraggio e questa certezza di avere le idee giuste per i problemi dei cittadini.
Gli italiani non sono stufi della politica, sono stufi dei politici di lungo corso, che hanno fatto della politica una carriera come un'altra, barcamenandosi fra una polemichetta e l'altra, evitando di prendere posizioni decise se, solo, un po' rischiose per le proprie fortune politiche.
Un politico deve avere, soprattutto, delle idee, deve saperle trasmettere ai cittadini e deve mettersi in gioco con tutto se stesso per realizzarle. Se fallisce, passa la mano e va a fare qualcos'altro, non può rimanere al suo posto fino alla pensione.


17 luglio 2007

17 Luglio 2007

Rampelli scrive a Storace
Di seguito riporto la lettera aperta, pubblicata sul "Messaggero" del 14 luglio scorso, che Fabio Rampelli, deputato di AN, scrive al senatore Storace, recentemente uscito dal Partito, giudicato poco di destra.

Mi trovo completamente d'accordo con il contenuto della lettera anche se sono convinto che l'uscita di Storace da AN è una gravissima perdita per il Partito, ritenendolo politico di grande capacità, che molto potrebbe dare al rinnovamento della Destra e del Paese. D'altra parte il senso di frustrazione che è alla base del suo gesto è diffuso nella base degli attivisti di Partito. La direzione di marcia che Fini ha dato al Partito è sostanzialmente giusta, ma va maggiormente condivisa con la base, che vuole essere rassicurata che il Partito non solo non perderà i suoi valori fondanti, ma li porterà a corredo anche nel futuro Partito della Libertà. Fra questi valori, basilari e qualificanti, due sono a denominazione di questo sito, Etica e Tradizione.

E a proposito di Etica vorrei dare un suggerimento al senatore Storace: di selezionare con maggior rigore gli "amici", anche quelli capaci di portare tanti voti, anzi particolarmente quelli.

Io, e con me tanti altri, mi vergogno di essere nello stesso partito di certi personaggi, che si dicono a lui molto vicini. I voti portati non possono essere il lavacro per comportamenti inaccettabili dal punto di vista morale ed etico. Lo dobbiamo agli italiani e ancor più a chi per certi ideali ha sacrificato la vita, avendo avuto il coraggio di stare e lottare dalla parte più difficile, nella guerra civile e dopo. Noi non possiamo permetterlo!



LETTERA APERTA DI RAMPELLI A STORACE


14 Luglio 2007


Caro Storace,

se una persona con la tua storia esibisce un “bisogno di destra” penso debba essere considerata, così ho rivisto un pezzo della strada percorsa insieme e mi sono saliti alla gola alcuni quesiti… E' stato di destra aver chiamato a far parte della Giunta regionale da te presieduta l'allora consigliere del Cdu Giulio Gargano, contro le indicazioni del suo partito dell'epoca e promuoverlo poi assessore ai trasporti e lavori pubblici, conferendogli enorme credibilità? E' stato di destra, conoscendo il suo girovagare da un partito all'altro, farlo entrare in An? E' stato di destra imporre alla tua maggioranza di votarlo capogruppo subito dopo le elezioni, pochi mesi prima che fosse condannato? E' stato di destra annullare tutti i tuoi impegni elettorali nelle elezioni politiche del 2001 perché Fini aveva designato nel collegio al Senato di Frosinone, un candidato diverso da quello che volevi tu? E' stato di destra, sul tema della democrazia interna, pretendere il deferimento di tre dirigenti rei di aver chiesto con una lettera aperta ai militanti di poter discutere negli organi preposti l’opportunità della Lista Storace? Quando avevi il potere di costruire un partito partecipato nel Lazio ci siamo trovati prigionieri delle oligarchie… perché oggi che ti accingi a fondarne uno nuovo le regole dovrebbero essere diverse? E' stato di destra sottrarre con la Lista Storace ad An buona parte di quel 7% di consensi raggiunti e dei 5 consiglieri regionali espressi, salvo poi constatare che uno solo è rimasto al suo posto mentre quattro hanno cambiato partito? E' stato di destra negare spesso meritocrazia e capacità di raccogliere il consenso perseguendo troppe volte logiche di potere e di corrente? E' stato di destra andare a fare il Ministro della Salute in seguito alla sconfitta, dopo l'accanimento con il quale accusasti Badaloni di tradire il mandato dei cittadini perché non rimase a fare il capo dell'opposizione e dopo che in campagna elettorale avevi giurato il contrario? E' stato di destra recriminare sull’approvazione della mozione contro la faziosità dei libri di testo scolastici, salvo cavalcarla mediaticamente e non dargli, come era nel tuo mandato, il seguito che tutti aspettavano? E' stato di destra attaccare costantemente Berlusconi e Fini facendo somigliare noi e la coalizione ai nostri litigiosissimi avversari, salvo ora riscoprire il valore del Cavaliere? Come mai questa improvvisa conversione? E’ di destra farsi eleggere senatore con An per poi fuoriuscirne senza dimettersi da Palazzo Madama, come se il seggio fosse proprietà privata e non degli elettori di An? E' di destra appropriarsi della fiaccola della Giovane Italia, del Fronte della Gioventù e di Azione Giovani adottandola come simbolo del tuo nuovo partito, dimostrando disprezzo per tutto ciò che rappresenta? Nessuno ha mai strumentalizzato - nella dialettica con An – quell’immagine. Ricordi, gioie e sofferenze si celano dietro di essa, insieme all’ingenuità e alla spensieratezza di decine di migliaia di ragazzi che hanno il diritto di essere lasciati in pace. La risposta alla tua battuta riportata su un’intervista, caro Francesco, è sì. Sì, avresti dovuto metterci un’auto blu al posto della fiaccola come simbolo di questo nuovo partito, perché il numero di auto blu che la Regione Lazio ha avuto sotto il tuo Governatorato è stato davvero eccessivo. Mi permetto di farti presente che non è obbligatorio usarne (la vicepresidente della Camera Giorgia Meloni, alla quale ti rivolgi con insolita scortesia, ha scelto - diversamente da te - di non utilizzare questo ‘privilegio’ e ha scelto anche di non fare di questa abitudine propaganda). Le nostre sedi, i nostri comizi sono stati trasformati in quel periodo in luoghi circondati da quelle auto blu che dici di disprezzare, con stuolo di autisti, segretari e guardie del corpo. Mi avete fatto vergognare di essere di destra. Non hai avuto la responsabilità esclusiva di quella ‘degenerazione’, te lo riconosco, ma una concorrente responsabilità oggettiva. Sono argomenti che conosci, che ho provato a sottoporti già in passato quando momenti indimenticabili mi hanno dato la sensazione che, di lì a poco, avremmo cambiato il mondo. Non è andata così, purtroppo. Hai rappresentato per tanti una speranza e poi una delusione, ma questo non significa nulla perché nella storia delle persone e dei popoli niente è immobile, come ha dimostrato la tua irresistibile ascesa. Se sei davvero quel militante che affermi, rinuncia alla ribalta e ai fuochi d’artificio, sforzati di fare autocritica (è l’altra faccia della verità) e sarai accolto a braccia aperte nella comune famiglia che dici di voler abbandonare. Perché la persona che sta mollando gli ormeggi non è Francesco Storace, il caterpillar, il comunicatore, il ‘piccolo principe’ (appesantito da un po’ di pancia), ma la caricatura del Governatore. Lascia quel ricordo al suo destino, insieme all’autoritarismo, e torna ciò che sei stato, un esuberante e generoso ragazzo di destra. L’esperienza trascorsa ti renderebbe praticamente invulnerabile. Sono stato duro, lo so, ma capisci che era insopportabile per molti di noi farsi dare “lezioni di destra”. Le mie sferzate erano e restano quelle di chi non vuole assistere a una nostra vittoria senza di te. Sarebbe una mezza sconfitta… Pensaci.

Fabio Rampelli


14 luglio 2007



14 luglio 2007

Democrazia all'amatriciana


I senatori a vita hanno colpito ancora! Nel corso dell'ultima settimana politica, il Governo si è salvato due volte, al Senato, per il voto dei senatori a vita. Sulla istituzione dei senatori a vita e sulle sue prerogative ho già espresso, in note precedenti, il mio pensiero: è un istituto anacronistico che va, semplicemente, abolito! Il potere legislativo deve essere nelle mani, solo, dei rappresentanti del popolo, cioè eletti dai cittadini. Questa si chiama “democrazia” cioè, etimologicamente, “governo del popolo”.
E' veramente sorprendente vedere la Sinistra, che più di ogni altra parte politica si riempie la bocca del termine “democratico”, usato a proposito e a sproposito per aggettivare qualsiasi propria iniziativa o attività, non riconoscere l'inaccettabilità, dal punto di vista “democratico”, della situazione che si è creata nel Senato della Repubblica.
E' altresì sorprendente che i senatori a vita, che dovrebbero, in primis, sentire la propria responsabilità nei confronti delle istituzioni piuttosto che dei Partiti, non vedano l'immoralità del loro comportamento, nei confronti dei cittadini elettori.
Giustamente Fini ha commentato : “Con il loro voto, costituzionalmente legittimo, ma politicamente immorale, il presidente Scalfaro e i senatori a vita si sono assunti la responsabilità di alimentare il crescente disprezzo per le istituzioni. Perchè un governo che non si dimette anche se non ha una maggioranza politica, è un insulto per la democrazia”.
Ho perso il commento di Veltroni, futuro leader del Partito (sedicente) Democratico.

22 giugno 2007


22 Giugno 2007
I Sindacati non vogliono la calcolatrice.
Il ministro dell'economia Tommaso Padoa-Schioppa, nel corso della trattativa in corso fra governo e sindacati, alle richieste eccessive di quest'ultimi ha cercato di porre un limite.
“Due miliardi e mezzo è il limite” dice il ministro “oltre cui non possiamo andare. Da marzo” aggiunge il ministro” c'è stato un peggioramento imprevisto della spesa; colpa del contratto del pubblico impiego e della sanità.”
Queste parole non sono per niente piaciute al segretario della CGIL, Epifani, che ha commentato: “se si vuole affrontare la previdenza con la calcolatrice non va bene, non va proprio bene: noi non trattiamo con la calcolatrice, perchè dietro ai numeri ci sono sempre i problemi, le persone.”
A me fanno ricordare altre parole, altre parole d'ordine di questi superpotenti sindacati italiani, quando affermavano che il salario dei lavoratori era una “variabile indipendente”, e quindi non poteva sottostare a ragionamenti di bilancio aziendale.
A questi signori dello sciopero, cioè di un'abietta forma di ricatto sociale e politico, e a partiti che a destra e a sinistra, sono sempre stati succubi dei sindacati, dobbiamo l'accumulo di un debito pubblico, che oggi è la palla al piede dell'economia italiana.
E, anche in questa occasione, la spunteranno loro e il surplus finanziario dovuto alle maggiori entrate dipendenti dalla ripresa economica delle nostre aziende, sarà sperperato in mille rivoli per accontentare l'apparato sindacal-burocratico che governa questo paese, e non per ripianare il debito pubblico (come ci chiede l'Europa!) e favorire così un generale sviluppo del Paese.

22 Giugno 2007
Non hai argomenti ? Dagli del “fascista”!
“Sono senza parole per l' ultima uscita di Montezemolo: attacca il Governo e l' Opposizione, e passi. Ma sono invece inaccettabili le parole sul sindacato che difende i fannulloni. Quella di Montezemolo e' una svolta reazionaria che inquieta e che fa temere un nuovo fascismo. Sono parole gravissime. I suoi associati farebbero bene a chiederne le dimissioni”. Si legge nel messaggio di solidarieta' che il segretario della Democrazia Cristiana per le Autonomie, senatore Gianfranco Rotondi, ha inviato a tutti i leader dei sindacati italiani dopo l'attacco subìto da parte del presidente di Confindustria Montezemolo. “Non si puo' attaccare il Governo, insultare l' opposizione e demonizzare il sindacato - ha concluso Rotondi - Sono concetti intrinsecamente fascisti”.
Penso che il senatore Rotondi avesse alzato un po' il gomito prima di scrivere quello che ha scritto.
E chi lo dice che non si possano attaccare, simultaneamente, governo, opposizione e sindacati?
Montezemolo ha avuto il coraggio di dire esattamente quello che una grande maggioranza di italiani pensa: di avere un governo incapace, un' Opposizione senza idee e dei sindacati corporativi, con troppo potere di interdizione nei confronti dei politici. In Europa, solo in Italia i sindacati hanno tanto potere. E ne vediamo i risultati!
E, ancora, ricordiamoci che se oggi abbiamo un debito pubblico che, in interessi, assorbe le risorse necessarie a fare gli investimenti che ci servirebbero per lo sviluppo, lo dobbiamo ai governi dissennati del centrosinistra degli anni settanta, incapaci di resistere alle arroganti richieste sindacali, che furono fermate solo dalla marcia dei quarantamila di Torino.
E' ora che Berlusconi faccia un passo indietro! Ha avuto la sua chance! Fini e Casini li abbiamo già pesati durante il governo del centrodestra e nelle ultime elezioni. Spariscano! Il popolo del Centrodestra ha già trovato un nuovo leader!

02 giugno 2007




Questa volta hanno proprio esagerato!

Dopo la pubblicazione dei verbali d'interrogatorio del generale Roberto Speciale, comandante della Guardia di Finanza e la testimonianza resa da altri due Ufficiali, la “pratica” Visco era diventata rischiosa ed imbarazzante per il Governo. Il viceministro era accusato dal Generale di avergli imposto, anche con minacce di non meglio specificate conseguenze, il trasferimento di alcuni Ufficiali, responsabili a Milano di importanti indagini, fra cui quella riguardante il tentativo di scalata della BNL da parte della Unipol, la società assicurativa legata ai Democratici di Sinistra.
Non credo che siano necessarie molte parole per sottolineare la gravità dell'episodio né che occorra una particolare sensibilità per capire il vulnus portato alla legalità democratica ed istituzionale.
Visco avrebbe dovuto dimettersi immediatamente, senza nascondersi dietro il paravento, offertogli tempestivamente dal Procuratore Generale di Milano, che dichiarava di non aver trovato nell'episodio alcun reato(!?). Reato o non reato il problema politico ed etico rimane incontrovertibile!
O il Generale dice la verità e allora Visco si dimette o il Generale mente spudoratamente e allora il Governo lo deve denunciare e radiare dalla Guardia di Finanza. Tertium non datur.
Ieri, 1° Giugno, a ridosso della riunione del Senato indetta per mercoledì prossimo, con all'ordine del giorno la discussione del caso, il governo si è riunito d'urgenza e ha deciso di ritirare la delega sulla Guardia di Finanza a Visco e, contestualmente, ha dimissionato il generale Speciale. Quindi alla fine della storia è stata premiata l'arroganza di Visco, che resta a far danni al suo posto ed è stato punito il Generale reo di essersi opposto all'arroganza politica ed aver difeso la dignità della Guardia di Finanza. Una decisione, questa, più grave del pur gravissimo fatto che doveva risolvere. Un Governo, quindi, che dimostra una assoluta assenza di etica e senso delle Istituzioni, e che ha come unico obiettivo quello di conservare il potere ad ogni costo, anche a quello della propria dignità.
L'Opposizione di Centrodestra con un comunicato congiunto a firma di Berlusconi, Fini, Bossi e Cesa ha denunciato il gravissimo atto del Governo e ha preannunciato una durissima azione di contrasto.
E' il minimo che mi aspetto dall'Opposizione.
Ora il Centrodestra senta, ancora più forte, la responsabilità e l'impegno verso i cittadini di mandare a casa, il più presto possibile, questa banda di incapaci e di mentitori professionisti, che sta demolendo la credibilità delle Istituzioni e sta portando alla rovina materiale e morale il Paese.
Mi aspetto che l'ineffabile Presidente della Repubblica, che con ragione si preoccupa dello scadimento della politica, trovi il coraggio istituzionale per intervenire decisamente contro questo ulteriore episodio di malcostume politico, che certamente aumenta il senso di disagio verso la politica dei cittadini italiani.

25 marzo 2007


Lo spirito dell'8 Settembre.


Così hanno scritto.


Il comandante supremo delle Forze USA nello scacchiere europeo
EISENHOWER
nel suo "Diario di Guerra."
"La resa dell'Italia fu uno SPORCO AFFARE. Tutte le nazioni elencano nella loro storia guerre vinte e guerre perse, ma L'ITALIA E' LA SOLA AD AVER PERDUTO QUESTA GUERRA CON DISONORE, SALVATO SOLO IN PARTE DAL SACRIFICIO DEI COMBATTENTI DELLA R.S.I."

Il Generale ALEXANDER, ne: " Le armate alleate in Italia"
"...ilfatto è che il Governo italiano decise di capitolare non perchè si vide incapace di offrire ulteriore resistenza, ma PERCHE' ERA VENUTO, COME IN PASSATO, IL MOMENTO DI SALTARE DALLA PARTE DEL VINCITORE..."

Da "Le memorie del MARESCIALLO MONTGOMERY", comandante dell'8a armata britannica:
"...il VOLTAFACCIA ITALIANO dell'otto Settembre FU IL PIU' GRANDE TRADIMENTO DELLA STORIA..."

Ed ancora dal "Taccuino segreto di W. CHURCHILL", primo ministro inglese:
"...SOLO DOPO LA DEFEZIONE ITALIANA NOI ABBIAMO POTUTO RAGGIUNGERE LA VITTORIA..."

Ed ancora da "Storia della diplomazia di POTEMKIN", ambasciatore sovietico a Roma:
" ...L'Italia fu fedele al suo carattere di SCIACALLO INTERNAZIONALE, sempre in cerca di COMPENSO PER I SUOI TRADIMENTI..."

Da un articolo di fondo apparso tempo fa sul WASHINGTON POST, autorevole giornale americano:
"...CHE ALLEATO SARA' L'ITALIA IN CASO DI UNA GUERRA? QUALI GARANZIE CI SONO CHE L'ITALIA, LA QUALE HA CAMBIATO SCHIERAMENTO NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE DI QUESTO SECOLO, NON FARA' ALTRETTANTO?".



Quello che sta succedendo in Afghanistan non ci deve meravigliare. Lo spirito dell'8 Settembre è più che mai presente. La maggioranza che ci governa è l'espressione dei diretti eredi spirituali e culturali di quelli che propugnarono il vergognoso voltafaccia nella seconda guerra mondiale.

Dopo aver chiesto a Karzay di rimetterci la propria faccia con il suo popolo, e aver delegato "Emergency" a trattare con i tagliagole talebani, sottostando alla richiesta dell'ineffabile Strada di "tener fuori dalle palle i nostri Servizi", il ministro degli esteri, D'Alema, ha la sfrontatezza di affermare che lui non ha trattato con i talebani.

Siamo proprio alla politica dei "vu' cumprà". C'è di che vergognarsi di essere italiani o, perlomeno, di essere rappresentati sulla scena internazionale da certi personaggi.


Un'altra riflessione. Ma di cosa si sentiva di dover gioire Mastrogiacomo, quando scendeva le scalette dell'aereo, che lo aveva riportato in Italia? Forse era la gioia straripante per essere stato causa della decapitazione del suo autista? Forse era gioioso per l'aborto subito dalla

moglie dell'autista, alla notizia della morte del marito? O, forse, era felice per la liberazione di cinque tagliagole che, probabilmente domani, procureranno la morte ad altri afghani o, magari, a nostri soldati? Non lo sappiamo, ed il nostro "grande" quotidiano "la Repubblica", distribuito gratuitamente in tutte le scuole di ogni ordine e grado, difficilmente ce lo spiegherà.

16 febbraio 2007

16 febbraio 2007

Diliberto,l'infedele
Mercoledì sera ho assistito ad un vero e proprio psicodramma nella trasmissione "l'Infedele", notoriamente vicina al centrosinistra , dove erano ospiti, il ministro della difesa Parisi e, in collegamento esterno, Diliberto, segretario dei “Comunisti Italiani”. In studio erano presenti, fra gli altri, due politologi di fama, Panebianco e Pasi. Oggetto della trasmissione, la manifestazione di Vicenza e, particolarmente, il destino della nostra missione “di pace” in Afghanistan. Il ministro Parisi, da quel politico serio che è, ad una precisa domanda di Lerner, ha detto le cose che avrebbe detto qualsiasi ministro della difesa di un governo responsabile: 1°-L'Italia è in un sistema di alleanze che ci comporta obblighi da cui non possiamo esimerci; 2°-l'art. 11 della Costituzione non ci fà divieto di combattere con la forza chi ci minaccia e fa uso di violenza; 3°- gli USA hanno ragione a chiedere agli altri alleati della NATO uguali impegni, quindi in Afghanistan dobbiamo essere pronti ad avere soldati combattenti che, può capitare, possono anche morire.
Diliberto, invitato da Gad Lerner a dire la sua opinione sulle affermazioni del ministro, dopo varie piroette linguistiche per cercare di salvare capra e cavoli, cioè non compromettere la sua permanenza al governo e non fare arrabbiare i pacifisti, ha finito con l'ammettere che non darà mai il suo voto ad una missione, che preveda il coinvolgimento dei nostri soldati in azioni di guerra.
Lerner, in preda al panico, Panebianco, divertito e Pasi, depresso, si sono chiesti quanto potrà durare ancora questo governo, viste anche le pressioni che gli Stati Uniti stanno facendo su tutti i governi europei, che non ci consentiranno più le ambiguità finora tenute. Gli americani non intendono più combattere anche per noi europei! Partecipare ad una alleanza vuol dire assumersi uguali responsabilità e rischi. Se vogliamo restare nella Nato è così. Oppure usciamo dalla Nato. Purchè sia chiaro cosa vogliamo fare.
Ho paura che la bandiera arcobaleno, su cui ipocritamente tutto il centrosinistra ha giocato sporco, per ostacolare il governo di centrodestra e per raccogliere i voti degli sprovveduti e degli ingenui, diventerà il sudario su cui verrà avvolto il cadavere del governo Prodi.

15 febbraio 2007



Conformismo sinistro.
Il conformismo, il “politically correct” è la caratteristica sempre più caratterizzante, la nostra epoca.
Il coacervo politico-cultural-economico dominante, marginalizza, boicotta e alle volte perseguita con la legge, il pensiero diverso. Se non vuoi essere emarginato e boicottato, che per molti può significare restare senza lavoro, ti devi adeguare.
Recentemente è uscito un libro di memorie di Al Bano, “E' la mia vita”. Oltre centomila copie vendute in pochi giorni. Fra l'altro, Al Bano denuncia il clima di intimidazione che si trovò ad affrontare per non aver voluto aderire ad un certo giro politico, dopo aver risposto bruscamente a chi gli faceva i complimenti per indossare una sciarpa rossa, che questa non aveva il significato che l'interlocutore voleva dargli. Rifiutando di prendere una precisa posizione politica nei confronti di un partito che aveva un peso determinante nel mondo dello spettacolo, avevo decretato la mia morte artistica. In quell'ambiente c'era l'ordine di ignorare il mio nome e le mie canzoni.
La cupola politico-culturale veicola al pubblico solo l'informazione che è conforme alla propria visione politico-culturale ed ai propri interessi economici. E questo, come si è visto, prescinde da chi sia effettivamente al governo. Cinque anni di centrodestra hanno cambiato poco o nulla: la sinistra è partita da lontano e ci vorranno decenni di gramscismo di destra, ammesso che la destra sia in grado di farlo, per recuperare il terreno perduto.
I programmi di evasione e le cosiddette “fictions”, sono i migliori strumenti per “educare” in modo surrettizio, gli ascoltatori. Così vediamo i personaggi più simpatici, che assumono posizioni culturali ed orientamenti sempre inequivocabilmente di sinistra. Nonno Libero, non può che leggere “l'Unità”. Di rincalzo, ad un personaggio odioso e cattivo gli si mette im mano “Il Giornale”, per identificarlo con la destra.
Abbiamo visto la fiction “Capri” dove, il telespettatore partecipando emotivamente alle disavventure di un immigrato clandestino di colore, finisce col realizzare che la colpa di tutte le sue difficoltà sta nella legge Fini-Bossi. Un messaggio falso e deviante dalla realtà oggettiva dei problemi dell'immigrazione clandestina, ma estremamente efficace, per influenzare l'opinione dei telespettatori su queste problematiche.
L'ultima fiction “Graffio di Tigre” ci ripropone il fascista, bieco e violento, che martirizza i poveri partigiani, buoni ed idealisti. Una piazza vuota con il fascista arrogante che cerca, invano, di arruolare i cittadini nel nuovo esercito della Repubblica Sociale, è un'altra manipolazione della verità storica, come vedremo più avanti. Si fanno vedere i partigiani impiccati, ma nulla si dice sui tanti innocenti torturati e trucidati, senza pietà, dai partigiani, per motivi di sicurezza, solo per il fatto di essersi trovati, per caso, in una zona da loro presidiata. Ricordate i tanti film che ci hanno propinato, per anni, con i pellerossa rappresentati sempre come feroci e sanguinari? Ci muovevamo a compassione per i coraggiosi pionieri americani, che volevano portare la “civiltà”a quei selvaggi; finchè qualcuno non cominciò a guardare i fatti da un'altra prospettiva e ci fece scoprire che le divise blu erano state molto più sanguinarie ed i veri selvaggi erano stati i “visi pallidi”.
Giorgio Napolitano, recentemente, ha trovato il coraggio di denunciare le omissioni, l'oblio e una vera e propria forma di negazionismo, che da parte della sinistra comunista e non solo, sono stati voluti pur di non parlare della, politicamente scomoda, tragedia delle foibe e della pulizia etnica fatta, dai comunisti titini contro gli italiani, in Istria e Dalmazia, talvolta con la collaborazione dei partigiani comunisti italiani.
Credo che Napolitano abbia fatto molto bene a fare questo primo passo, ma per l'appunto è solo un inizio e non si può fermare a questo. E' l'intera storia della guerra civile italiana che va riscritta, depurata di tutte le falsità e omissioni volute dal pci, per stretti motivi di convenienza politica.
E non basta che Napolitano faccia il fioretto una tantum, se poi in televisione continuiamo a vedere la storia addomesticata, ad uso e consumo della solita cricca politico culturale.
I nani e le ballerine della nostra televisione devono smetterla di falsare la Storia del nostro Paese per ingraziarsi il favore della cupola politico-culturale dominante.
Un coraggioso e onesto giornalista di sinistra, condirettore del “l'Espresso”, Giampaolo Pansa ha gettato un sasso, anzi un macigno, nello stagno maleodorante del mito resistenziale costruito dal pci ed avallato dalla colpevole latitanza ed ignavia della classe politica democristiana. Dopo “Il sangue dei vinti”, libro in cui denuncia i crimini commessi dai partigiani comunisti durante e dopo la fine della guerra civile, con il libro, “La grande bugia”, Pansa sferra un pesante attacco all'establishment politico-culturale di sinistra, che in sessant'anni ha stravolto la storia della guerra civile, con un diluvio di faziosità, di ipocrisie, di opportunismi partitici e ideologici, di retorica, di falsità.
Ecco cosa dice, invece, Pansa sull'adesione degli italiani alla Repubblica Sociale.
Molti italiani restarono fascisti anche dopo i disastri originati dalla guerra, dalla nostra alleanza con la Germania nazista e dalla catastrofe dell'8 settembre. La Repubblica Sociale ha avuto una consistente base di massa, in tutti i ceti sociali. Questo consenso, assai più ridotto ma ben più rischioso di quello del ventennio, concluso dalla crisi del 25 luglio 1943, rimase intatto per i venti mesi della guerra civile. Non si attenuò neppure quando risultò chiaro che Mussolini, ormai, aveva perso l'ultima battaglia.” “Quasi sempre era gente qualunque, per usare un'immagine che non mi piace, ma che serve a chiarire quel che voglio dirle: impiegati, insegnanti, artigiani, operai, pensionati, casalinghe, professionisti, contadini, piccoli proprietari agricoli, sacerdoti, e così via.
Un altro contributo sulla storia della Resistenza e sul vero clima che si respirava fra le bande partigiane di diverso credo politico, lo ha portato il regista Renzo Martinelli con il film “Porzus”, nel quale ricostruisce l'eccidio di 22 partigiani verdi (così erano definiti quelli di formazione anticomunista) da parte dei partigiani comunisti della “Garibaldi”. I diritti del film sono di proprietà della rai, ma finora, a diversi anni dalla sua produzione, non è stato possibile vederlo in televisione. A chi dà fastidio la verità?
Si dice che sia in preparazione la sceneggiatura per fare una fiction su “Il sangue dei vinti”. Pansa, per primo, è molto scettico al riguardo. Conosce bene i suoi polli. E sta già sperimentando il fuoco di sbarramento e le contestazioni, anche violente, che vengono fatte nei suoi confronti.
Giorgio Napolitano ha detto che la riconciliazione fra i popoli si deve basare sulla verità. Non crede che sia ora di farlo anche in Italia? Ne parli con i suoi compagni!

05 gennaio 2007


Venerdì, 5 Gennaio 2007
Il messaggio di “nonno” Napolitano.

Come tradizione, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rivolto alla fine dell'anno un messaggio augurale agli Italiani.
Il cuore del messaggio è stato un'ormai ricorrente, per questo presidente, esortazione alle parti politiche a spuntare le armi della polemica sterile e cercare, su questioni di importanza critica per lo sviluppo del Paese, un dialogo costruttivo, pur nelle differenze istituzionali fra maggioranza e opposizione.
Certamente un argomento su cui è difficile non essere d'accordo (eppure, proprio dalla maggioranza, in particolare da Diliberto, dei Comunisti Italiani, si risponde che con “questa Destra” non è possibile alcun dialogo!).
Mi sorge spontanea una riflessione: ma questo brav'uomo di Napolitano dov'era quando, imperante (si fa per dire!) Berlusconi, le sinistre di ogni risma, facevano una guerra totale al governo? Dov'era quando le stesse sinistre inscenavano girotondi, manifestazioni, appelli al capo dello stato, contro ogni legge approvata dalla maggioranza? Dov'era quando le sinistre
paventavano ad ogni piè sospinto attentati alla Costituzione e alle libertà democratiche?
Certo, non era ancora presidente della Repubblica, ma era pur sempre un senatore a vita, quindi nella condizione ideale per poter esprimere il proprio pensiero autorevole, senza dover sottostare a vincoli di Partito. Eppure non ricordo di avergli sentito deprecare, almeno una volta, questi comportamenti.
Certamente, se lo avesse fatto, difficilmente oggi sarebbe l'inquilino del Quirinale, ma
un uomo politico, d'altra parte, deve avere il coraggio civile delle proprie convinzioni anche affrontando dei rischi per la propria carriera politica.
E' vero di politici coraggiosi nel nostro Parlamento non abbiamo molti esempi; abbiamo invece moltissimi esempi di politici opportunisti.
Anche il nostro uomo non brilla per coraggio in decisioni rischiose. Nel 1956 non ebbe il coraggio di censurare l'aggressione dei carri armati sovietici contro gli insorti di Budapest. Anzi il suo spirito gregario lo portò a auspicare ed acclamare tale intervento, al contrario di qualche (non molti per la verità!) compagno di partito, che in quell'occasione lasciò il PCI.
Nel corso del suo intervento, Giorgio Napolitano ha voluto sottolineare che gli auguri voleva farli anche in veste di nonno. E sì, hanno scoperto che la figura del nonno piace, “tira”, come si dice in termini pubblicitari, e allora ecco che Napolitano si scopre nonno e Prodi si precipita a farsi riprendere in televisione con i nipotini al collo, nella speranza di risalire la china dei consensi, che ultimamente aveva disceso pericolosamente.
Come “nonno”, Napolitano non poteva non raccontarci una bella favoletta. E, cosa di meglio se non il trito e ritrito richiamo alla Resistenza, dove si sa, da una parte troviamo i partigiani buoni e dall'altra parte troviamo i fascisti cattivi.
Certo, ultimamente dopo sessantanni, qualcuno sta provando a rimettere le cose al suo posto. E, così, la Resistenza, viene chiamata per quello che realmente è stata: guerra civile.
E, in quella guerra civile c'erano buoni e cattivi da entrambe le parti, come sempre accade.
Roberto Vivarelli, storico della Resistenza, che mai si pentì di aver aderito da giovane alla R.S.I. e morto recentemente, ha scritto “ ci si può schierare dalla parte sbagliata per nobili motivi e schierarsi dalla parte giusta per motivi ignobili”.
Dopo sessantanni invece della favoletta trita e ritrita mi aspetterei da un presidente della Repubblica, che vuole essere un presidente di tutti, un discorso senza favolette ma che ufficializzi la realtà che gli Italiani hanno sempre saputo. Questo sì che aprirebbe in Italia un nuovo periodo storico e un nuovo modo di vivere la politica.
Un giornalista di sinistra, Giampaolo Pansa, ha avuto il coraggio di cominciare a lacerare le nebbie della menzogna che hanno ammorbato la politica del dopoguerra, e ne sta pagando le conseguenze con una feroce polemica e con il tentativo (finora riuscito) di isolamento mediatico.
Giorgio Napolitano avrà il coraggio di fare il Giampaolo Pansa della Politica italiana?

29 dicembre 2006



sabato, 16 dicembre 2006

Questa non è Democrazia!

La “Finanziaria”, al Senato, è stata approvata con i voti determinanti dei Senatori a vita. Una legge fondamentale per l'economia del Paese e qualificante per un Governo è stata approvata, non dalla maggioranza dei rappresentanti del popolo, regolarmente eletti, ma dalla minoranza di questi rappresentanti del popolo, che è diventata maggioranza solo con il contributo di senatori, che rappresentano solo se stessi, in quanto non eletti dal popolo: i senatori a vita.
Per Fassino, intervistato da un giornalista, “non c'è problema, i senatori a vita hanno gli stessi diritti degli altri senatori”.
Boselli, dichiara, invece, che il problema sollevato dal centrodestra è solo demagogia(?!)
Fà riflettere che proprio chi si riempie continuamente la bocca con la parola “democrazia” e usa l'aggettivo “democratico” per mettere il sigillo di garanzia a tutto quanto è conforme alla propria parte politica, auspicando la nascita, financo, di un Partito Democratico, dimostra di aver dimenticato l'etimologia greca di questa parola, che sta per governo del popolo, o, almeno, di rappresentanti del popolo.
Come si fa a dire che un senatore a vita, diventato tale, come altri diventano cavalieri o commendatori, è uguale ad un senatore eletto dal popolo?
La Sinistra sta portando un grave colpo all'essenza vera della democrazia, pur di difendere ad ogni costo i propri interessi di parte.
La Stella Polare di una democrazia vera è il principio di rappresentanza popolare: governa solo chi ha la maggioranza della rappresentanza popolare!
In un Paese "normale" ci si aspetterebbe un intervento del Presidente della Repubblica, con un messaggio alle Camere, per denunciare il vulnus democratico prodotto dall'attuale situazione politica.
Credete che un uomo, che auspicò e applaudì l'intervento dei carri armati sovietici, per soffocare nel sangue la rivolta del popolo ungherese, contro il regime comunista, abbia la sensibilità democratica per fare questo?
L'etica politica dovrebbe suggerire, agli stessi senatori a vita, data l'insostenibilità democratica della situazione, perlomeno di astenersi dal voto.
Ho accolto con ammirazione l'annuncio delle dimissioni, da senatore, di Cossiga, visto che fra le altre motivazioni,(alcune non molto nobili per la verità!) c'era anche la denuncia di questa anomalia democratica. Ieri però ho visto il senatore Cossiga votare tranquillamente a favore della legge Finanziaria. Non voglio dargli del buffone perchè ho un grande rispetto per la sua persona però, devo ammettere,..........che fatica!

sabato, 09 dicembre 2006

Dilettanti allo sbaraglio!

Ehud Olmert ha rilasciato al tg1 una intervista esclusiva, che a mio giudizio è un vero e proprio schiaffo alla politica estera di Prodi e D'Alema. Come sappiamo il centrosinistra giudica un suo fiore all'occhiello la gestione della crisi del Libano, e l'aver ottenuto nella conferenza di pace, organizzata a Roma, l'invio di una forza di interposizione ONU, con un forte impegno militare italiano , un vero e proprio successo internazionale.La Francia, con Chirac, inizialmente molto contraria ad un coinvolgimento in Libano, si è trovata in qualche modo costretta dalla mossa italiana, a partecipare al contingente militare dell'ONU, non potendo lasciare che gli Italiani intervenissero da soli, in una regione, che li ha sempre visti come attori primari.
Penso che Chirac non ha perdonato a Prodi di averlo cacciato in quel ginepraio. Nell'entusiasmo del successo che ritengono di aver avuto, Cric e Croc, cioè, Prodi e D'Alema, lanciarono l'idea di una forza di interposizione ONU anche fra Israeliani e Palestinesi. "Non sono certo – ha detto Olmert nell'intervista al TG1- che questa sia la posizione ufficiale dell'Italia e della comunità internazionale. Ma se l'Italia è pronta a impegnare il suo esercito giornalmente contro le attività terroristiche di Hamas, della Jihad islamica e delle altre organizzazioni terroristiche, che operano a Gaza, questa sarebbe una notizia interessante".
E poi, "L'Italia è pronta a combattere? A sacrificare i suoi soldati? E' pronta a metterli a rischio come noi facciamo con i nostri, perché non abbiamo altra scelta?".
Attendiamo la risposta di Cric e Croc !


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domenica, 03 dicembre 2006

Il Partito della Libertà contro l'agenda di Casini.

Ieri, 2 Dicembre, gli elettori del centrodestra hanno vissuto una grande giornata. Anche chi è rimasto a casa e ha seguito la manifestazione in televisione, come lo scrivente, si è scaldato il cuore. Sì, eravamo tanti, con tante bandiere, anche differenti tra loro, di tante regioni e città italiane, ma tutti uniti a difendere gli stessi valori. E questo era il vero, il solo risultato che questa manifestazione voleva raggiungere. Macchè spallata a Prodi! Piuttosto una spallata alla divisione tra i diversi partiti del centrodestra, questo è stato l'obiettivo che è venuto fuori dai discorsi dei tre leaders, Berlusconi, Fini e Bossi. Questo bagno di folla, questo entusiasmo raccolto dai tre leaders è stato il viatico verso il Partito della Libertà, che deve nascere sulle ceneri di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega.
Ora, dopo le parole, dovranno seguire i fatti.
Gli ostacoli sulla strada sono tanti. Uno si è presentato subito con la dissociazione dell'UDC dalla manifestazione unitaria e dalla Casa delle libertà, giudicata da Casini un'esperienza conclusa.
Casini, pur nella tortuosità tipica del linguaggio democristiano, punta, molto semplicemente, a ricreare un grande centro, recuperando buona parte della Margherita e l'Udeur dal centrosinistra e, magari qualche ex-democristiano da Forza Italia. Naturalmente, quest'operazione complicherebbe non di poco la nascita del Partito Democratico, lasciando i Ds a vedersela con il coacervo dei partiti alla loro sinistra.
A destra, peraltro, anche in questo ipotetico panorama, Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega, avrebbero convenienza alla creazione di un partito unificato o al limite federato, che potrebbe rappresentare più del 40% dell'elettorato.
Ovviamente, tutto questo ci farebbe ripiombare nel perverso gioco dei due forni, di andreottiana memoria, che vedrebbe il Centro sempre al governo, alleato di volta in volta ora con la Sinistra ora con la Destra.
Facendo tramontare per sempre il sogno di una democrazia dell'alternanza.
Questa l'agenda di Casini!
Sta a Berlusconi e Fini sconvolgerla accelerando la formazione del nuovo Partito della Libertà, che dovrebbe essere in campo già per le prossime elezioni europee, lasciando l'UDC da sola a contarsi.
La stessa cosa dovrebbe accadere nel centrosinistra, con un'accelerazione della formazione del Partito Democratico, semprechè Rutelli non rimanga, anche lui, suggestionato dall'agenda di Casini.
sabato, 02 dicembre 2006

Letto su Internet

Dopo la denuncia di Google per i video riguardanti atti di bullismo nelle scuole, il Ministro della Pubblica Istruzione aveva fatto sapere che sarebbe intervenuto senza indugio per bloccare il fenomeno su Internet. Ma, in pochi addetti ai lavori (di Internet) si sarebbero aspettati affermazioni come quelle rilasciate dal Ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni che, intervistato da Anna Masera sulla "Stampa" riguardo la questione di Internet e Minori risponde ergendosi a difensore dei minori a tutti i costi, paragonando Internet alla tv o ad un qualsiasi giornale e richiedendo di applicare filtri per poter applicare la stessa censura che c'è per legge su alcuni film ( sempre di meno ! ) vietati ai giovani tra i 14 e ai 18 anni.
E quando Anna Masera, giornalista realmente esperta di Internet, si permette di far presente al Ministro che neanche gli Stati Uniti sono riusciti a risolvere il problema e ne stanno ancora dibattendo, il Ministro Fioroni risponde così: "Mi risulta che ci siano altri Paesi invece che sono riusciti a ottenere fior di filtri".
Ma Ministro, mica farà riferimento alla censura cinese denunciata da tutto il mondo??
E Anna Masera non si fa sfuggire la domanda che sarebbe sorta a tutti noi: "Intende la dittatura di Pechino?" Ottenendo una risposta che lascia a dir poco attoniti:"Sì, anche se i nostri obiettivi sono diversi dai loro: non la libertà d’espressione, ma il rispetto del nostro principio costituzionale di libertà senza danneggiare la libertà altrui. Nella fattispecie, la libertà dei minori di non essere esposti a contenuti violenti o criminali".
Ma non è ancora finita perchè il Ministro conclude:"Stiamo studiando la materia e entro Natale presenterò una relazione, stilata assieme al ministero delle Comunicazioni e a quello della Giustizia, che propone una tale modifica alle norme vigenti".
Riflessione d'obbligo.
Qualcuno riesce ad immaginare cosa sarebbe successo se una dichiarazione del genere fosse stata fatta durante il governo Berlusconi dal ministro Moratti o dal ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri? Immaginate quale can can sarebbe stato organizzato dalle sinistre, centri sociali, sindacati della triplice e via dicendo, sul tema delle nostre libertà conculcate, di attentati alla democrazia e alla libertà di pensiero degli italiani?
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lunedì, 27 novembre 2006

COSSIGA SI E' DIMESSO DA SENATORE A VITA

L'emerito Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, si è dimesso dalla carica di senatore a vita.
In recenti dichiarazioni aveva affermato l'anacronismo dell'istituto dei senatori a vita, in special modo per quelli di nomina presidenziale. Nell'attuale regime bipolare non è accettabile che voti chi non è stato eletto dal popolo. Al limite, aggiungeva, potrebbe essere accettato un ruolo puramente consultivo, come accade in altri Paesi europei.
In coerenza con le sue dichiarazioni e dimostrando un'alta sensibilità democratica, Cossiga ha presentato le sue dimissioni al Presidente del Senato Marini.
Gli Italiani si attendono altrettanta sensibilità democratica dai senatori a vita :
Ciampi, Andreotti, Colombo, Scalfaro, Levi-Montalcini, Pininfarina


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venerdì, 24 novembre 2006

Gli spinelli della Turco

L'ineffabile ministro della Salute, Livia Turco, con un decreto ministeriale ha proposto di portare la massima quantità autorizzata per uso proprio, per la Marijuana, da 500mmg a 1000mmg, in contenuto di sostanza base, che in termini di "spinelli" si traduce in circa 40 spinelli. La Turco ha giustificato la proposta con la necessità di evitare ai detentori di oltre 20 spinelli, il rischio del carcere, in quanto sospetti spacciatori. Se il decreto verrà approvato in parlamento, invece, ne occorreranno oltre 40! Ma non si capisce perchè non 50 o 100? L'ineffabile Turco non lo spiega, soddisfatta di avere avuto gli applausi di radicali ed estremisti di sinistra della coalizione di maggioranza ed incurante, nonostante il suo incarico di ministro della Salute, dei danni arrecati ai giovani dal consumo di questa droga.
E poi, cara ministro, per evitare il carcere non dovrebbe essere sufficiente non commettere il reato?


giovedì, 23 novembre 2006

Che succede nella Destra italiana?

E' di questi giorni la dichiarazione di Wilfried Martens, presidente del PPE, che esclude che AN possa essere accolta nel Partito Popolare Europeo. Martens giustifica questo perchè a suo parere AN è un partito di estrema destra. Che un uomo politico di lungo corso come Martens giudichi di estrema destra AN denuncia la completa ignoranza di quello che è il panorama politico italiano o la sua perfetta malafede. Bene ha fatto Fini a snobbarne le dichiarazioni con un laconico “disse così anche per Forza Italia”.
Ma che succede veramente in questo partito? Dove vuole andare? Se lo chiedono molti militanti e simpatizzanti. E' giusto entrare nel PPE e puntare al partito unico del centrodestra?.
A mio giudizio, non solo è giusto ma è la naturale evoluzione del dopo Fiuggi. Senza alternative!
Con la nascita di Alleanza Nazionale a Fiuggi si evidenziavano e valorizzavano le tre anime della Destra: l'anima sociale, l'anima nazionale e l'anima liberale.
Sulla carta un programma, in grado di calamitare una gran parte dei voti moderati italiani ma che si è venuto a scontrare con un'altra straordinaria operazione avvenuta nella stessa area politica, la nascita di Forza Italia.
Questo partito creato da Berlusconi in pochi mesi è stato un miracolo organizzativo, che è riuscito ad intercettare i voti di una buona parte degli elettori democristiani e socialisti e non solo, entrando in diretta concorrenza con Alleanza Nazionale, che puntava proprio a quell'elettorato.
A questo punto o AN si deve programmaticamente differenziare da Forza Italia, e non mi sembra che ciò sia avvenuto, o è preferibile che le due forze confluiscano in una nuova realtà politica. I doppioni fanno solo confusione!
Gli elettori lo hanno già capito. Fini, pure.
Nel percorso di avvicinamento al traguardo rappresentato dalla creazione del partito unico del centrodestra Fini ha un ostacolo, non facile: l'opposizione di una parte di militanti e di parte della nomenclatura del partito, che hanno paura di perdere la propria identità, i riferimenti delle proprie radici (e forse qualche posizione acquisita!). E' per questo che Fini ha lanciato all'interno del partito la campagna “ripensiamo il centrodestra”, per mettere meglio a fuoco cosa vuol dire oggi essere di destra. In contemporanea all'esterno del partito si dà vita ad una serie di “forum delle idee”, che intendono provocare un “brain storming” sulle principali tematiche del momento, in cui coinvolgere anche il ceto intellettuale, quello che “non ha paura di contaminarsi a destra, per alzare il profilo qualitativo della proposta e della presenza politica della destra italiana”.
La nascita della nuova Fondazione Fare Futuro, voluta da Fini, sarà un altro "think tank" in cui intellettuali, scienziati, pensatori e politici, forniranno il brodo culturale di gestazione della nuova politica di destra.
Ormai è chiaro che la battaglia politica la Destra la deve vincere, prima che sul piano politico, sul piano culturale.
La D.C. per cinquantanni ha snobbato ogni genere di politica culturale lasciandone il monopolio al P.C.I.. Anche gli ultimi cinque anni di governo del centrodestra non hanno visto una particolare attività per modificare uno stato di cose, che dal punto di vista culturale vede il centrodestra scandalosamente assente.
Finalmente in Alleanza Nazionale qualcosa si muove. Un'altra operazione da seguire con estremo interesse è la nascita di
Circolo Giovani, la rete di circoli che Marcello dell'Utri sta mettendo in piedi in Italia, con la finalità di creare un comune humus culturale, prima ancora che politico, trasversalmente al centrodestra. Il 24-25 e 26 Novembre ci sarà un covegno nazionale a Montecatini, con la partecipazione di intellettuali, e politici che si riconoscono nella grande area culturale del centrodestra, fra questi, Piero Melograni, Carlo Pelanda, Magdi Allam, Armando Plebe, Gaetano Quagliarello, Marco Taradash, Claudio Velardi, Lino Jannuzzi, Giulio Tremonti, Stefania Craxi.
Attesi gli interventi di Berlusconi e Fini.
Una nuova Destra si sta mettendo in cammino!


domenica, 19 novembre 2006

Le manifestazioni antiisraeliane del centrosinistra.

Ieri in due manifestazioni svoltesi l'una a Milano l'altra a Roma, il Centrosinistra ha ancora una volta dato dimostrazione della confusione di valori e di idee in cui si trova. Quella di Milano più moderata, ma io direi più ipocrita, con il falso slogan “due popoli, due stati”, è stata comunque l'occasione per additare Israele come aggressore e i Palestinesi come le vittime.
Qualcuno, però, dovrebbe spiegare a questi signori, che esprimono un ministro degli esteri come D'Alema, come si possa convivere con chi ha come obiettivo semplicemente la tua distruzione.
Per quanto riguarda la manifestazione di Roma, quì i Centri Sociali hanno dato alle fiamme i fantocci rappresentanti un soldato americano, un soldato israeliano e un soldato italiano, il tutto accompagnato con slogan tipo “10, 100, 1000, Nassirya” o “Israele Stato Canaglia”.
Ovviamente gli ipocritoni del centrosinistra si sono tutti dati un gran da fare a prendere le distanze da queste posizioni, persino chi aveva partecipato alla manifestazione di Roma, come l'on. Oliviero Diliberto dei Comunisti Italiani.
Ma i manifestanti dei Centri Sociali sono i pesci che nuotano nelle acque preparate per loro da un centrosinistra, che ormai vede gli amici negli estremisti islamici, che sono presentati come vittime degli imperialismi giudeocristianoamericani.
Mahmud Ahmadinejad, quello che ha come suo dichiarato obiettivo strategico la distruzione di Israele e che dichiara un giorno sì e l'altro pure che l'olocausto degli ebrei è stata una pura finzione, è visto da Prodi e D'Alema come un interlocutore da preferire a Bush e a Olmert.
In Austria uno scrittore negazionista (cioè che afferma essere l'olocausto un falso) è stato imprigionato. In Francia è stata approvata una legge che punisce chi si azzarda ad affermare che lo sterminio degli Armeni da parte dei Turchi non c'è stato. Il nostro governo di centro sinistra dà, invece, piena credibilità ad un capo di governo, che nega l'olocausto degli ebrei e sta lavorando alacremente per costruire la bomba atomica, con il dichiarato scopo di distruggere Israele.
E in questa drammatica situazione mondiale, che ci vede sull'orlo di una terza guerra mondiale, il centrosinistra che trova di meglio da fare? Manifestare contro Israele, cioè contro l'occidente.


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postato da: mcardella alle ore 18:59 Permalink commenti
giovedì, 16 novembre 2006

SENATORI A VITA

La polemica di questi giorni sul voto dei senatori a vita è davvero infuocata e dal Centrodestra è vissuta come un vero e proprio vulnus democratico. E' strano che il Centrosinistra, che non perde occasione per dare lezioni di democrazia agli avversari, non senta lo scandalo di far passare leggi o addirittura la fiducia al governo con il voto decisivo di chi rappresenta solo se stesso e non il voto popolare. Ancora più scandaloso che i senatori a vita non sentano il dovere etico di astenersi laddove il loro voto diventa decisivo. Un'ulteriore dimostrazione dello scarso spessore etico di questi signori.
E' veramente sconcertante che la proposta, e poi bocciata, riforma costituzionale, invece di abolire questo anacronistico e antidemocratico istituto, ne prevedesse il suo mantenimento. Essendo il Senato sostituito dal c.d. Senato Federale, i "senatori a vita" sarebbero diventati "deputati a vita". Bravi per davvero!
Speriamo che questa esperienza suggerisca ai futuri riscrittori della costituzione l'abolizione definitiva di questo istituto.


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