Visualizzazione post con etichetta Napolitano. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Napolitano. Mostra tutti i post

07 febbraio 2009


UNA BRUTTA IMPRESSIONE !

Si è proprio una brutta impressione quella che ho ricevuto quest'oggi nel vedere al tg1 il nostro Presidente Napolitano, che tranquillamente e gioiosamente partecipava all'inaugurazione, a Napoli, del Teatro S. Carlo, dopo una riuscita opera di restauro. Stasera è stata annunciata la partecipazione del Presidente al concerto inaugurale, diretto dal maestro Muti. Il mio pensiero è corso, naturalmente, alla povera Eluana, che a seguito della decisione di Napolitano di non firmare il decreto deciso dal governo, iniziava a morire di fame e di sete.
Io, al posto di Napolitano, dopo aver preso quella decisione, sarei rimasto chiuso al Quirinale per qualche giorno, evitando cerimonie.

06 febbraio 2009


FORMALISMO ASSASSINO!

Devono essere stati gli insulti minacciosi di Di Pietro a mettere fuori strada il nostro Presidente. Forse ha voluto dare prova a Di Pietro che non sta in silenzio. Anzi, questa volta, lo ha messo per iscritto. E ci dispiace perchè negli ultimi tempi Napolitano è stato veramente un Presidente molto equilibrato. Però questo intervento scritto che bocciava preventivamente una possibile decisione governativa per fermare l'omicidio di Eluana, ci è proprio sembrato non in linea con lo spirito costituzionale, che il capo dello Stato dovrebbe difendere. A parte il merito del problema, che comunque ci trova d'accordo con le argomentazioni di Berlusconi, la modalità dell'intervento del Presidente della Repubblica ha messo il Presidente del Consiglio difronte ad un'alternativa imbarazzante: non aderire alla volontà di Napolitano e provocare un conflitto istituzionale oppure aderire alla Sua volontà e sembrare un Presidente del Consiglio sotto tutela del Presidente della Repubblica.
E' impensabile che Napolitano ed i suoi consiglieri non abbiano valutato questa situazione, per cui l'hanno deliberatamente messa in atto contro Berlusconi.
E l'Uomo, giustamente, ha accettato la sfida. E gli italiani sono con lui, ancora una volta.

10 maggio 2008


Bravo Napolitano!

Devo ricredermi su Napolitano. Chi ha letto mie passate riflessioni sa che non sono mai stato tenero con questo ex comunista, che nel 1956 non esitò a prendere posizione in appoggio dei carri armati sovietici, intervenuti a soffocare nel sangue la rivolta ungherese.

Un comunista ortodosso, quindi, sempre allineato alle posizioni del Partito.

Non potevo accettare che questo ex comunista salisse al più alto grado istituzionale della Repubblica, votato solo dalla maggioranza risicata ottenuta da Prodi e dai nostalgici democristiani dell'UDC. La stessa maggioranza risicata, che aveva appena occupato altre due alte cariche istituzionali: la presidenza del Senato e la presidenza della Camera.

Il mio giudizio negativo si era rafforzato registrando la tiepidezza con cui ebbe ad affrontare il problema dei senatori a vita, quando questi con il proprio voto decisivo assicuravano la fiducia al governo, causando un vero e proprio vulnus alle regole democratiche e allo spirito della Costituzione, per cui il solo detentore del potere è il popolo e i suoi rappresentanti legittimati dal voto popolare.

La Democrazia è fatta di regole ma, ancor più, di comportamenti, ed i comportamenti di certi senatori a vita avrebbero dovuto essere censurati. Il Nostro censurò, invece, chi deprecava questi comportamenti, lontani da ogni etica democratica.

Ma oggi, 9 Maggio, giornata della memoria contro il terrorismo, Napolitano ha fatto un intervento memorabile. Napolitano, con parole ferme e chiare ha denunciato il fatto che i terroristi italiani, colpevoli di decine di omicidi, godettero di una colpevole( non sono le esatte parole di Napolitano ma il senso è proprio questo!) generosità da parte dello Stato. Dopodichè, invece di eclissarsi nell'ombra, questi figuri, oggi, sono diventati i protagonisti di tribune televisive, che oltre ad essere un vero e proprio insulto alle vittime di questi carnefici ed ai parenti delle vittime, rischiano di alimentare tarde ideologie comuniste.

Perchè è importante questo intervento di Napolitano? Di un ex comunista? Perchè quando si parla di terrorismo in Italia, parliamo di un fenomeno che non ha uguali in tutta Europa e che trova le sue origini nella nostra guerra civile, voluta e scatenata dal Partito Comunista Italiano per conquistare il potere, approfittando della sconfitta dell'Italia. Solo la presenza delle truppe anglo-americane non permise a Togliatti ed ai suoi accoliti, come sappiamo, di realizzare l'obiettivo.

Così, dopo il 25 Aprile, alle bande partigiane comuniste non restò che sfogare la loro rabbia andando a caccia dei fascisti o presunti tali o, comunque, di chi non si allineava al loro credo, rendendosi responsabili di una sanguinosa mattanza, che andava ad aggiungersi alle stragi compiute dagli ex alleati tedeschi per reazione difensiva agli inutili e proditori attentati dei partigiani comunisti.

Nel dopoguerra il PCI ha puntato molto sulla creazione del mito resistenziale, dove i comunisti si presentavano come i difensori della libertà e protagonisti indiscussi della sconfitta del nazi-fascismo, lasciando che una parte della propria base elettorale si sentisse defraudata di una mancata rivoluzione proletaria. Questo fu il terreno di coltura di movimenti, più o meno clandestini, che portarono, infine, alla nascita delle Brigate Rosse.

La nomenclatura comunista italiana anche quando, pressata dalla Storia, fu costretta ad abbandonare il termine 'comunista', non ha mai avuto il coraggio di fare un'analisi spregiudicata del comunismo italiano e di quelle che, eufemisticamente, vengono chiamate “zone d'ombra”, presenti nella “epopea resistenziale”.

Questo il motivo per cui se i terroristi erano “rossi”, erano compagni che sbagliavano e trovavano sempre il magistrato pronto a tirarli fuori; e, più generalmente, la letteratura, il cinema, la cultura in senso lato, trovavano sempre una giustificazione sociale al terrorismo di sinistra.

Oggi le affermazioni del Presidente Napolitano, che denuncia la colpevole generosità mostrata dallo Stato verso questi figuri, fanno presagire che i tempi sono maturi per un'analisi storica, più obiettiva, delle motivazioni e delle responsabilità di un dopoguerra durato troppo a lungo.



12 dicembre 2007




LA DISINFORMAZIONE ROSSA !


In merito alla notizia data con grande risalto da "la Repubblica" di una indagine(che se vera dovrebbe essere coperta dal segreto d'indagine!) da parte della procura di Napoli su Berlusconi, accusato di improbabili reati di corruzione, l'emerito presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ha rilasciato un commento da par suo:

«Oggi in Italia conviene colpire Silvio Berlusconi . Sotto questo aspetto, credo sia giusto parlare di un complotto ai danni del leader di Forza Italia».
«Il ministro della Giustizia - aggiunge l'ex capo dello Stato - ha l'obbligo di intervenire subito almeno con la stessa celerità con la quale lo ha fatto nel caso del Pm De Magistris, ed il presidente della Repubblica farebbe bene a tornare dalla sua
inutile gita negli Usa per svolgere qui, sempre che ne abbia la volontà ed i poteri, la sua funzione di garante della democrazia».
Non occorre aggiungere altro!

25 ottobre 2007


Sceneggiate Napolitane.
Napolitano, un giorno sì e l'altro pure, continua ad auspicare una tregua fra maggioranza ed opposizione, per trovare un accordo che porti ad una nuova legge elettorale ed a riforme costituzionali, che consentano un migliore funzionamento delle istituzioni. Prodi fa il controcanto mostrando meraviglia che possano esserci in Parlamento forze che non sono d'accordo con Napolitano. E' una sceneggiata disgustosa che Berlusconi, Fini e Bossi hanno bloccato evidenziando la impossibilità a trattare con una maggioranza debole, divisa ed arrogante nello stesso tempo.
Napolitano e Prodi che, presumo, non siano degli alieni venuti dallo spazio, ma che abbiano vissuto le vicende politiche italiane degli ultimi anni, forse ricorderanno che uno dei punti qualificanti del governo Berlusconi era, per l'appunto, la riforma costituzionale, che doveva portare a quei risultati oggi ritenuti indispensabili dal centrosinistra.
Così ricorderanno anche la vergognosa campagna di disinformazione fatta dal centrosinistra, allora all'opposizione, per spingere i cittadini a bocciare con il referendum la riforma costituzionale, approvata dal Parlamento e che andava a dare le risposte, che oggi ci vengono riproposte dallo stesso centrosinistra. Ricordiamo l'ineffabile Ciampi, allora presidente della repubblica, che interveniva, un giorno sì l'altro pure, come ora Napolitano ma, al contrario, per difendere lo “statu quo” costituzionale e far apparire le riforme proposte dal centrodestra come un attentato alla democrazia e alla libertà.
Tutti i santuari della Sinistra, dalla corporazione degli insegnanti a quella dei magistrati, furono mobilitati per difendere la Costituzione minacciata, così si diceva, dalle riforme del centrodestra. Ricordo un volantino distribuito dai professori agli studenti in cui, citando Piero Calamandrei, uno dei padri della nostra Costituzione, si sottolineava l'importanza dei valori e dei diritti enunciati nella prima parte della stessa, evitando di dire che quella parte non era toccata dalla riforma, che si limitava, invece, solo alla seconda parte dedicata alla forma dello Stato.
Un vero e proprio inganno subdolo e ancora più odioso perchè portato avanti, nella scuola pubblica, da chi avrebbe dovuto insegnare ai nostri ragazzi verità ed etica e invece si comportava come un politicante di terza fila.
Così avvenne che i cittadini disorientati ed impauriti, al referendum, decretarono la bocciatura della riforma del centrodestra, con grande e miope esultanza del centrosinistra.
Dov'era Napolitano? Che faceva nel suo studio di senatore a vita a palazzo Madama? Perchè non spiegava ai suoi correligionari ex PCI, allora DS, oggi PD, che la riforma serviva al Paese, prima che a Berlusconi?
No. Non ricordo nessun intervento da parte di Napolitano!
Le riforme, in Italia, si fanno solo quando lo dice la Sinistra. Anzi, solo quando la Sinistra è al governo. In caso contrario sono riforme liberticide!
Quando governa il centrosinistra tutti devono collaborare al bene del Paese, ma quando governa il centrodestra è lecito sparare a palle incatenate contro ogni riforma fatta da questo.
Caro Napolitano, mi consenta, ridia la parola al popolo sciogliendo il Parlamento e indicendo elezioni anticipate, così i riformisti del centrosinistra potranno, con la sua benedizione, collaborare con il nuovo governo di centrodestra per fare, insieme, le riforme.

12 ottobre 2007

12 Ottobre 2007

Rita Levi Montalcini. Santa subito!
Napolitano, il Presidente della Repubblica di metà del popolo italiano, ha perso un'altra occasione per stare zitto. Napolitano, l'ex gerarca del Partito Comunista Italiano, che auspicò e approvò l'intervento dei carri armati sovietici, che soffocarono nel sangue la rivolta degli Ungheresi contro il tirannico governo comunista, si permette di dare lezioni di etica democratica agli altri.

Il senatore Storace è stato pesantemente redarguito da Napolitano per aver osato ironizzare sull'aiutino dato, in una delle ultime votazioni al Senato, da Rita Levi Montalcini al moribondo governo Prodi, che se l'è cavata solo per merito di due senatori a vita, per l'appunto la Montalcini ed il cocainomane ex democristiano Colombo.
Rita Levi Montalcini, dice Napolitano nel suo intervento odierno, è una grande scienziata che con il suo premio Nobel ha dato prestigio alla Nazione, pertanto deve godere del massimo rispetto da parte di tutti. Santa subito!
Ma che vogliamo scherzare? Caro Napolitano, la Montalcini sarà pure una grande scienziata, avrà pur preso il premio Nobel, l'avrete pure fatta senatrice a vita, ma quando la Montalcini fa politica si deve prendere, quando è il caso, i vaffanculo come tutti gli altri politici.
E dico di più. Se qualcuno si deve sentire offeso da quanto accaduto, non è la senatrice ma tutti quei cittadini italiani che vedono reso inutile il loro voto democratico, per effetto del voto di senatori non eletti da loro, ma nominati da Presidenti della Repubblica di parte. Se questi senatori a vita possedessero l'etica che si ritiene debbano avere i grandi personaggi, capirebbero la necessità etica di astenersi dal votare in tutte le occasioni in cui il loro voto è determinante, appunto perchè il loro voto rappresenta solo se stessi e si trovano in quel posto solo per un grossolano errore dei costituenti. Evidentemente l'etica, loro, non sanno neanche dove sta di casa e andrebbero cacciati da lì a calci nel culo.
Un Presidente della Repubblica, degno di questo incarico e con la necessaria sensibilità democratica, si sentirebbe in dovere di fare un appello in questo senso ai senatori a vita, almeno per limitare il danno alla democrazia fino alla auspicabile prossima modifica della Costituzione.

05 gennaio 2007


Venerdì, 5 Gennaio 2007
Il messaggio di “nonno” Napolitano.

Come tradizione, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rivolto alla fine dell'anno un messaggio augurale agli Italiani.
Il cuore del messaggio è stato un'ormai ricorrente, per questo presidente, esortazione alle parti politiche a spuntare le armi della polemica sterile e cercare, su questioni di importanza critica per lo sviluppo del Paese, un dialogo costruttivo, pur nelle differenze istituzionali fra maggioranza e opposizione.
Certamente un argomento su cui è difficile non essere d'accordo (eppure, proprio dalla maggioranza, in particolare da Diliberto, dei Comunisti Italiani, si risponde che con “questa Destra” non è possibile alcun dialogo!).
Mi sorge spontanea una riflessione: ma questo brav'uomo di Napolitano dov'era quando, imperante (si fa per dire!) Berlusconi, le sinistre di ogni risma, facevano una guerra totale al governo? Dov'era quando le stesse sinistre inscenavano girotondi, manifestazioni, appelli al capo dello stato, contro ogni legge approvata dalla maggioranza? Dov'era quando le sinistre
paventavano ad ogni piè sospinto attentati alla Costituzione e alle libertà democratiche?
Certo, non era ancora presidente della Repubblica, ma era pur sempre un senatore a vita, quindi nella condizione ideale per poter esprimere il proprio pensiero autorevole, senza dover sottostare a vincoli di Partito. Eppure non ricordo di avergli sentito deprecare, almeno una volta, questi comportamenti.
Certamente, se lo avesse fatto, difficilmente oggi sarebbe l'inquilino del Quirinale, ma
un uomo politico, d'altra parte, deve avere il coraggio civile delle proprie convinzioni anche affrontando dei rischi per la propria carriera politica.
E' vero di politici coraggiosi nel nostro Parlamento non abbiamo molti esempi; abbiamo invece moltissimi esempi di politici opportunisti.
Anche il nostro uomo non brilla per coraggio in decisioni rischiose. Nel 1956 non ebbe il coraggio di censurare l'aggressione dei carri armati sovietici contro gli insorti di Budapest. Anzi il suo spirito gregario lo portò a auspicare ed acclamare tale intervento, al contrario di qualche (non molti per la verità!) compagno di partito, che in quell'occasione lasciò il PCI.
Nel corso del suo intervento, Giorgio Napolitano ha voluto sottolineare che gli auguri voleva farli anche in veste di nonno. E sì, hanno scoperto che la figura del nonno piace, “tira”, come si dice in termini pubblicitari, e allora ecco che Napolitano si scopre nonno e Prodi si precipita a farsi riprendere in televisione con i nipotini al collo, nella speranza di risalire la china dei consensi, che ultimamente aveva disceso pericolosamente.
Come “nonno”, Napolitano non poteva non raccontarci una bella favoletta. E, cosa di meglio se non il trito e ritrito richiamo alla Resistenza, dove si sa, da una parte troviamo i partigiani buoni e dall'altra parte troviamo i fascisti cattivi.
Certo, ultimamente dopo sessantanni, qualcuno sta provando a rimettere le cose al suo posto. E, così, la Resistenza, viene chiamata per quello che realmente è stata: guerra civile.
E, in quella guerra civile c'erano buoni e cattivi da entrambe le parti, come sempre accade.
Roberto Vivarelli, storico della Resistenza, che mai si pentì di aver aderito da giovane alla R.S.I. e morto recentemente, ha scritto “ ci si può schierare dalla parte sbagliata per nobili motivi e schierarsi dalla parte giusta per motivi ignobili”.
Dopo sessantanni invece della favoletta trita e ritrita mi aspetterei da un presidente della Repubblica, che vuole essere un presidente di tutti, un discorso senza favolette ma che ufficializzi la realtà che gli Italiani hanno sempre saputo. Questo sì che aprirebbe in Italia un nuovo periodo storico e un nuovo modo di vivere la politica.
Un giornalista di sinistra, Giampaolo Pansa, ha avuto il coraggio di cominciare a lacerare le nebbie della menzogna che hanno ammorbato la politica del dopoguerra, e ne sta pagando le conseguenze con una feroce polemica e con il tentativo (finora riuscito) di isolamento mediatico.
Giorgio Napolitano avrà il coraggio di fare il Giampaolo Pansa della Politica italiana?